L’edizione 2012 del carnevale veneziano si apre il 4 febbraio per culminare il 21 febbraio col martedì grasso. Il canovaccio di quest’anno recita: a Venezia la vita è teatro! Tutti in maschera. Prendendo spunto dall’annuale evento mondano, proponiamo una breve, ma speriamo interessante, intervista all’architetto Seddighi direttore di uno dei più celebri e blasonati Laboratori-Atelier delle tradizionali maschere veneziane: La Ca’ del Sol.

Buongiorno Arch. Seddighi, per cominciare, in cosa consiste l’attività di un laboratorio artigiano come il vostro?
Il laboratorio Ca’ del Sol, situato vicino al negozio, è formato da un gruppo di artigiani che idea e fabbrica maschere, costumi, mantelli, tricorni e altri accessori utili per il carnevale, le feste e i balli in maschera, il teatro, il cinema e altre manifestazioni. La nostra produzione principale è rivolta alle maschere, maschere di vari materiali, quali ferro e cuoio ma specialmente di cartapesta.

Intanto l’intervistato ci dà un saggio pratico su come costruire una maschera molto conosciuta come la moreta. A occhio sembra semplice, si modella un viso di creta, si crea uno stampo di gesso all’interno del quale si imprime uno strato di cartapesta impregnata di colla, Poi ci mostra una maschera finita, bianca e levigata, risultato di una lunga serie di trattamenti.

Quali tradizioni ispirano i personaggi e i caratteri delle maschere di Venezia?
Ci ispiriamo, come tutti gli operatori del settore, alla tradizione del 1700 ai quadri del Pietro Longhi, nei quali  troviamo i caratteri basilari, la Moreta e la Bauta, intorno ai quali nascono e si elaborano innumerevoli personaggi del carnevale e della commedia dell’arte.

Bene Arch. Seddighi, sembra facile, si tratta di creare pazientemente un volto anonimo da uno stampo, ma si deva anche attribuirgli una delle fantasmagoriche forme che tempestano la sua bottega: sembra non ci sia limite alla fantasia!
Esatto, abbiamo terminato la fase di costruzione di una scultura di cartapesta, a questo punto, sulla struttura tridimensionale integriamo l’arte bidimensionale della pittura e della decorazione, creiamo così oggetti che occupano lievemente lo spazio. D’altro canto, queste sculture cave, hanno occhi, bocca e naso, rappresentano noi, si adattano a noi, come noi che ci rasiamo, ci trucchiamo, ci pettiniamo e ci abbigliamo variamente e usciamo per calarci nello spazio del mondo.

Ora l’intervistato ci mostra alcune tecniche di decorazione, con dorature e pizzi, piumaggi e Swarovski, broccati e paillettes. Non c’è limite alla fantasia su quanto applicare sopra un modesta maschera di cartapesta.

Lei come spiega la presenza a Venezia di tante botteghe di maschere e in generale di cotanto commercio dell’effimero?
La maschera è una metafora di questa città. Mi spiego, una piccola struttura di cartapesta creata su uno stampo, ha un ben misero valore materiale, mentre è enormemente superiore il valore estetico e artistico dell’oggetto maschera veneziana, manipolata ad arte da esperte maestranze. C’è un enorme contrasto tra la struttura e la sovrastruttura, come Venezia, una città fragile, delicata, senza più vere realtà produttive, che vive della sua immagine, dei suoi ricordi, del suo grande passato.

Perché questo paragone impietoso?
Non è impietoso, è realistico. Ogni fenomeno artistico o artigianale è sempre lo specchio di una realtà, di una comunità, di un territorio e di una fase storica. Ora non è un caso se a Venezia abbiano luogo tanti commerci dell’effimero come i vetri, le maschere e altro ancora.

Per approfondire il tema del carnevale veneziano Arsenale Editrice consiglia il libro “Le Maschere Veneziane” di Danilo Reato.

Caratteristiche Tecniche
Finiture:
cartonato/sovracoperta
Formato: 21×28 cm
Pagine: 132
Numero illustrazioni: 50 a colori e bianconero
Lingua: italiana/inglese/francese/tedesca
ISBN: 9788877430557
Prezzo: € 25,2 (15% di sconto se acquistato online)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *