Disponibile da questa settimana un nuovo volume Arsenale Editrice: Palazzo Sagramoso di Diana Pollini. Il volume, analizza le vicende che hanno portato nei secoli alla realizzazione di palazzo Sagramoso grazie a un lavoro documentario volto a delineare il profilo delle famiglie che si succedettero tra le sue mura e la loro influenza sulle trasformazioni dell’edificio. Dall’esame della committenza si passa all’approfondimento dello stabile e delle decorazioni pittoriche sia all’esterno che all’interno del medesimo, riflesso di un tempo e di una committenza, studiati nelle loro componenti iconografiche e stilistiche giungendo in tal modo a sciogliere alcuni nodi e svelandone i significati nascosti. Una volta stabilito il milieu culturale di riferimento la ricerca sottolinea il complesso intreccio artistico che caratterizza gli interventi nel palazzo e le relative stratificazioni conducendo sino agli attuali proprietari. Per l’occasione della presentazione abbiamo incontrato l’autrice.

Un volume che rappresenta un importante contributo nella storia dell’arte veronese. Come è nata l’idea di questo progetto?
È stata la rilettura e l’indagine svolta da Gunter Schweikhart nella sua ricognizione della pittura murale esterna a Verona a ricondurmi a verificare le voci riguardanti Battista del Moro e i suoi interventi decorativi registrati da chi ancora poteva godere della città picta. La visione delle pitture del sottogronda ha aumentato sempre più la curiosità. I molteplici interrogativi che mi ponevo mi hanno indotto ad un portone i cui battenti, una volta schiusi, hanno svelato l’unicità di un incontro inatteso. L’incontro con la storia ancora vibrante tra quelle mura ricorda però come ciascuno di noi contribuisca al farsi della storia stessa. Il progetto, che ricompone a mio avviso un importante tassello per lo studio dell’arte veronese del Cinquecento, nasce dall’incontro con Gabriele Sagramoso. Desideroso di indagare le origini dell’edificio e di comprenderne i significati nascosti egli ha supportato il mio studio con questa pubblicazione. Il nostro comune intento, al di là del mero studio, nasce dalla volontà di valorizzare le testimonianze artistiche ancora superstiti in esso racchiuse, segno di un’epoca e di una civiltà nella quale riconoscere le nostre origini e dalla necessità di sensibilizzare le generazioni future a comprenderne l’importanza affinché possano conservarle e a loro volta tramandarle.

Palazzo Sagramoso si è rivelato uno scrigno ricco di tesori nel cuore della Verona storica: può spendere qualche parola per descrivere la ricchezza dei suoi tesori?
Vecchie mura nascondono all’occhio dei passanti veri e propri tesori e in questo caso in prossimità delle sponde lambite dall’Adige e a poca distanza dal Teatro Romano. Eccettuata la decorazione del sottogronda all’esterno, in cattivo stato di conservazione almeno nella porzione che interessa il prospetto principale, una volta oltrepassata la soglia ed addentrandosi nel buio dell’androne al pian terreno si dispiega un fregio con una sfilata di putti mentre, nella sala attigua, un lacerto di affresco picchettato narra le storie di Giuseppe. Gli interventi decorativi dell’edificio rispecchiano l’avvicendarsi delle famiglie che nei secoli si succedettero tra quelle mura pertanto, se ai Vassalini vanno ricondotte le pitture del pian terreno, ai Carteri risale l’impresa che interessa, congiuntamente alle strutture murarie, anche l’ornamentazione delle tre sale del piano nobile. La decorazione appare caratterizzata da un largo fascione dipinto nella parte terminale della parete a ridosso dei soffitti lignei ancora originari, secondo la disposizione “a fregio continuo” derivata da schemi mediati dai monumenti classici. Giunti nel cuore del palazzo, nel piano nobile, ai lati di un salone ove si svolge una decorazione con putti e girali, si aprono tre sale: accanto alla stanza delle Metamorfosi è stato possibile sciogliere il mistero che avvolgeva l’iconografia della decorazione che vede dispiegarsi su quattro pareti scene di battaglie riconducibili al libro di Giosuè. Il monito a lasciarsi guidare dal Signore pare in qualche modo riecheggiare poi anche nell’annuncio dei profeti effigiati con cartigli desunti dai rispettivi libri e raffigurati nella sala del Camino. In quest’ultima convivono il camino quattrocentesco con lo stemma dei Vassalini, decorazione cinquecentesca commissionata dai Carteri e monocromi settecenteschi imputabili ai Sacchetti in una stratificazione culturale di grande importanza. Ai Sagramoso spetta la sistemazione del pavimento del piano nobile nella sala centrale ove campeggia il loro stemma, l’affrescatura della sala d’ingresso con i leoni e la volontà di far realizzare questo studio che, in qualche modo, pare riecheggiare quanto ricordava Rossi rammentando nel 1852 come tali affreschi “vi si guardan dai padroni come cose sante”.

 

 

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