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Si è inaugurata venerdì 15 marzo 2013 la mostra Ercolano presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Una raccolta di immagini firmate da Luciano Pedicini tratte dal libro Ercolano, colori da una città sepolta scritto da Maria Paola Guidobaldi e Domenico Esposito. Nell’occasione dell’inaugurazione della mostra si è tenuta anche la presentazione del libro alla quale hanno partecipato il Soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, la dottoressa Valeria Sampaolo (Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli) e il professor Fausto Zevi (Università La Sapienza di Roma) e gli autori del libro. Un incontro che ha visto numerosi partecipanti che hanno seguito con interesse la presentazione del libro così descritto dall’inviato del quotidiano Il Mattino: «Il volume propone una galleria di immagini riguardanti le novità ercolanensi di maggior rilievo emerse in questi ultimi anni, sia per opera della Soprintendenza archeologica sia per il progetto di salvaguardia finanziato da Packard, il filantropo statunitense appassionato di classicità. […] Gli scatti di Pedicini rilanciano con con più forza , e con il colore, la tradizione della fotografia d’arte e dei grandi pionieri ottocenteschi (Brogi, Alinari, Sommer, Rive) che di quanto emergeva dagli scavi di Ercolano e Pompei, ma anche dei personaggi famosi che li visitavano, fecero il loro biglietto da visita».

Per ulteriori informazioni e un’intervista a Luciano Pedicini visitare questa pagina

 

Un momento della presentazione

Veduta della mostra

Veduta della mostra

Veduta della mostra

Si terrà venerdì 15 marzo 2013, alle ore 17.00, presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli la presentazione del nuovo  libro di Arsenale Editrice Ercolano colori da una città sepolta di Maria Paola Guidobaldi e Domenico Esposito con fotografie di Luciano Pedicini. Interverranno all’incontro, oltre agli autori, il Soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, la dottoressa Valeria Sampaolo (Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli) e il professor Fausto Zevi (Università La Sapienza di Roma).
Contestualmente alla presentazione verrà inaugurata la mostra fotografica Ercolano che resterà aperta al pubblico fino a alla metà di giugno. Una raccolta di immagini tratte dal libro e riprodotte in grande formato che – in accordo con la Soprintendenza, Arsenale Editrice e Luciano Pedicini – saranno esposte nel magnifico contesto del Museo.

È da qualche settimana disponibile in tutte le librerie italiane e sul sito arsenaleditore.com la novità editoriale di Arsenale Editrice per il dicembre 2012: Ercolano, colori da una città sepolta. Un imponente volume di ben 352 pagine a firma di Maria Paola Guidobaldi e Domenico Esposito, illustrato da ben oltre 300 immagini realizzate appositamente per il libro da Luciano Pedicini. Per l’occasione il dott. Ivan Varriale, che ha seguito la cura redazionale dell’opera, ha posto qualche domanda agli autori per consentire di inquadrare meglio le tematiche presentate nel volume.

Dott.ssa Guidobaldi, il volume mostra l’antica Ercolano sotto una nuova luce, poiché racchiude circa dieci anni di intensa attività di ricerca e conservazione svolta dalla Soprintendenza nell’ambito di una vasta cooperazione internazionale. Ci può brevemente riassumere le eccezionali novità emerse negli ultimi anni e presentate in questo libro?

Basilica Noniana, testa femminile.

Le novità archeologiche di maggiore rilievo riguardano certamente l’area cosiddetta degli Scavi Nuovi, ove gli interventi di scavo e di sistemazione generale eseguiti dalla Soprintendenza hanno chiarito l’articolazione urbanistica di una porzione della città antica poco nota e quella architettonica e decorativa sia del grande complesso residenziale dell’Insula I, ove è stato anche scoperto un nuovo rilievo di marmo con una problematica e intrigante scena dionisiaca, sia della Villa dei Papiri. Quest’ultima, oltre alla sontuosa sala del piano inferiore, coperta da un soffitto voltato rivestito di stucchi, ha restituito, nel padiglione sul mare, eccezionali resti di pregiatissimi mobili rivestiti da bassorilievi figurati lavorati nell’avorio.
Molte e di grande significato sono anche le tante novità scaturite dai saggi stratigrafici che vengono eseguiti nell’ambito dell’Herculaneum Conservation Project, originati il più delle volte da particolari esigenze funzionali all’esecuzione di opere di conservazione. Fra queste, le più spettacolari sono senza dubbio rappresentate dalla testa marmorea della Basilica Noniana, con sorprendenti tracce dell’antica policromia, e dal monumentale crollo del tetto del salone dei marmi della Casa del Rilievo di Telefo, che con la pressoché perfetta conservazione di molteplici elementi costitutivi e di incastro offre un’occasione unica di ricomposizione di un tetto antico oltre che di studio della carpenteria romana.

Dott. Esposito lei si occupa di pittura romana ormai molti anni e nel volume ha tracciato lo sviluppo delle decorazioni parietali a Ercolano. Può spiegare brevemente ai nostri lettori quali sono le caratteristiche peculiari della pittura ercolanese e quale posto essa occupa nel quadro più ampio della pittura romana?
Le antiche cittadine dell’area vesuviana, Pompei ed Ercolano, sono un archivio senza pari sulla pittura parietale antica, laddove il patrimonio pittorico di Roma è andato quasi completamente perduto. Gli affreschi di Ercolano, in particolare, sono importanti per molteplici aspetti. Innanzitutto i primi affreschi rinvenuti nell’area vesuviana, nel 1738, provengono appunto da Ercolano. Essi dunque hanno profondamente influenzato il gusto per l’antico nel XVIII secolo ed hanno ispirato profondamente artisti e artigiani che lavoravano per la corte del regno di Napoli, per decorare i palazzi e le ville del tempo, con una serie di soggetti ispirati appunto alle antichità ercolanesi. Il quadro con Teseo liberatore dall’Augusteum, per esempio, è divenuto una vera e propria icona ed è stato riprodotto innumerevoli volte su gli oggetti più disparati.
Il secondo motivo riguarda, invece, la conoscenza della storia e dell’evoluzione della pittura romana in ambito vesuviano. A Ercolano, infatti, si conservano molte pitture che si collocano nelle fasi intermedie dei cosiddetti ‘quattro stili pompeiani’. Ciò consente di cogliere, molto meglio che a Pompei, la fluidità dello sviluppo della pittura murale antica, soprattutto nelle fasi di passaggio tra terzo e quarto stile.

Teseo lberatore

Un’altra caratteristica peculiare della pittura ercolanese consiste nell’adozione di schemi decorativi estremamente raffinati, basati principalmente su colori molto delicati, come l’azzurro, il celeste, il carminio, e su sapienti giochi di prospettiva che consentono di fondere le architetture delle case e delle ville della città con il bellissimo paesaggio circostante. Questi elementi trovano la loro ragion d’essere nella maggiore ricchezza della cittadina posta ai piedi del Vesuvio, rispetto a Pompei.
Ercolano, dunque, è un prezioso tassello, per la conoscenza delle dinamiche della produzione della pittura romana e per l’evoluzione del gusto antico.

 

Caratteristiche Tecniche
Finiture: cartonato/tela/sovracoperta/cofanetto
Formato: 27×32,6 cm
Pagine: 352
Numero illustrazioni: 300 a colori
ISBN: 978-88-7743-370-1
Prezzo: € 144,00

Nel 1997 gli Scavi di Ercolano, insieme a quelli di Pompei e alle ville di Oplontis, sono stati dichiarati dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità” perché con i loro stupefacenti resti offrono una testimonianza della civiltà romana in un preciso momento del passato con tanta abbondanza di particolari e con l’immediatezza della conservazione da potersi ritenere unici al mondo. A determinare questa eccezionalità sono stati  la catastrofica eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che in venti ore di attività  inghiottì città fino a quel momento pullulanti di vita, e la  particolare storia degli scavi.

“Ercole e Telefo”, dettaglio

«Ercolano, colori da una città sepolta» è la nuova proposta editoriale di Arsenale Editrice per l’autunno 2012.  Attraverso un imponente corredo fotografico – costituito da ben oltre 300 immagini appositamente realizzate per questo libro da Luciano Pedicini – che asseconda il testo e propone accanto alle vedute e alle opere più note anche scorci e particolari poco conosciuti, il volume illustra la porzione della città antica, comprensiva della suburbana Villa dei Papiri, riportata alla luce o esplorata per gallerie sotterranee in una plurisecolare storia degli scavi. Particolare attenzione è rivolta alle variopinte decorazioni parietali, mai documentate con tanta ricchezza e la cui evoluzione stilistica e cronologica determina la griglia entro cui è disposta l’abbondante materia oggetto di descrizione.

Un importante volume firmato da Maria Paola Guidobaldi (Direttore degli Scavi di Ercolano nell’ambito della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei) e Domenico Esposito sarà presto disponibile in tutta Italia e su arsenaleeditore.com

Per il prossimo grande libro illustrato di Arsenale Editrice, che sarà presentato in autunno, Luciano Pedicini  sta realizzando una campagna fotografica presso l’area archeologica di Ercolano.  Un lavoro lungo e articolato che ha coinvolto la Soprintendenza Speciale Archeologica di Napoli e  Pompei e che darà alla luce una monografia del sito a firma di Maria Paola Guidobaldi e Domenico Esposito.
Nelle foto alcuni momenti della riprese fotografiche che è in corso di realizzazione e che ben illustrano le difficoltà che si devono affrontare per ottenere immagini a regola d’arte. Abbiamo incontrato Luciano Pedicini per parlare di questo nuovo lavoro.

La fotografia d’arte è una disciplina difficile, molto tecnica e con lunghi tempi di realizzazione tanto che molti fotografi preferiscono dedicarsi ad altri soggetti meno impegnativi. Pedicini da decenni coltiva quest’arte con risultati eclatanti.
Cosa può dirci di questa sua difficile professione?
Quando si vedono delle belle fotografie sui preziosi libri d’arte, sono veramente pochi quelli che conoscono il lavoro che c’è dietro. La fotografia di opere d’arte, come ripeto ogni anno ai miei allievi all’Accademia di Belle Arti, è tra gli ambiti fotografici quello più impegnativo dal punto di vista tecnico perché è il fotografo che deve adattarsi alle condizioni in cui è collocato il soggetto. Inoltre, spesso si parla di fotografia come arte ma cosa sarebbe l’arte senza fotografia? Il fotografo è l’interprete che “leggendo” l’opera aiuta il grande pubblico, ma anche lo studioso, a vedere e capire l’arte.

Presso il Mann di Napoli.

Lei sta realizzando un’intera campagna per il prossimo libro di Arsenale Editrice, un vero e proprio tour de force nell’area archeologica di Ercolano. Può raccontarci qualcosa di questa esperienza?
Questo lavoro su Ercolano, oltre che faticoso, è molto stimolante professionalmente. Infatti, a differenza del volume sui Mosaici greci e romani, è un volume molto diversificato come tipologia di manufatti. L’impegno è quello di “restituire” in immagini una lettura minuziosa del sito con  architetture talvolta complesse, gioielli minuti, grandi pareti affrescate ed oggetti di uso quotidiano e, ancora, i grandi gruppi scultorei in marmo e in bronzo. Insomma, nonostante siano oltre 30 anni che fotografo, questa è per me un’avventura ricca di sorprese che mi auguro di trasmettere ai lettori.

Presso Ercolano.

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