Intervista con Elena Filippi
Approssimandosi l’incontro di presentazione del 13 febbraio 2012 presso la Fondazione Ermitage di Ferrara abbiamo parlato del libro “Umanesimo e misura viva. Dürer tra Cusano e Alberti” con l’autrice. Elena Filippi è professore associato di storia dell’arte presso la Alanus University for Art and Social Sciences/Alanus Hochschule für Kunst und Gesellschaft di Alfter [...]
Approssimandosi l’incontro di presentazione del 13 febbraio 2012 presso la Fondazione Ermitage di Ferrara abbiamo parlato del libro “Umanesimo e misura viva. Dürer tra Cusano e Alberti” con l’autrice. Elena Filippi è professore associato di storia dell’arte presso la Alanus University for Art and Social Sciences/Alanus Hochschule für Kunst und Gesellschaft di Alfter (Bonn). Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca a Roma, ha svolto attività didattica e di ricerca presso le Università di Venezia (1991-1998), Ferrara (2000-2007) e Trento (2003-2006). È membro scientifico della Kueser Akademie für Europäische Geistesgeschichte, affiliato della Renaissance Society of America e della Società Italiana di Studi Cusaniani.
Alla attività di ricerca affianca quella di traduzioni e cura di edizioni italiane di opere di estetica, storia e letteratura d’arte, tra cui “Storia della storia dell’arte” di Udo Kultermann e “Palladianesimo” di Werner Oechslin. Fra le sue pubblicazioni italiane, in volumi prevalentemente dedicati al dialogo con gli ambienti oltremontani, si ricordano: “Maarten van Heemskerck. Inventio urbis” (Milano, 1991); “Storia e immagini della battaglia di Vicenza 1513″ (Vicenza, 1996); “Fritz Burger (1877-1916)”. “Arte come critica – critica come arte. Tendenze e ragioni della disciplina storico-artistica agli inizi del XX secolo” (Roma, 2006).
Può spiegare il rapporto che il suo libro instaura fra i tre personaggi citati nel titolo?
La struttura “dialogica” del volume – che si rispecchia anche nella strenua selezione delle illustrazioni (alcune delle quali per la prima volta riprodotte) e nel rapporto immagini/testo – corrisponde alla volontà di scandagliare sistematicamente, senza l’ostacolo talvolta ingombrante e ottuso di barriere disciplinari, un tema che ha ispirato l’intera stagione del Rinascimento europeo. Per poter ottenere questo risultato, mi sono avvalsa di due anni di ricerca come borsista della Alexander von Humboldt-Foundation, che hanno consentito una irrinunciabile e preziosa rete di contatti con istituzioni, progetti di ricerca internazionali in corso in Germania e nei Paesi Bassi e una serie di fruttuose discussioni su argomenti che per loro natura non sono, né possono restare esclusivo dominio di un solo ambito del sapere. Consapevole delle insidie di un percorso sul crinale disciplinare, ho frattanto approfondito gli studi filosofici con un secondo dottorato di ricerca, dopo quello in storia dell’arte, avvicinando così i maggiori esperti delle questioni che andavo affrontando.
Come evidenzia il frontespizio del libro, si è trattato di cogliere la specificità con cui l’individuo del Quattrocento si interroga sul concetto, già classico, di “misura”: Vitruvio parlava di un modello di homo bene figuratus, da intendersi tuttavia non solo in senso proporzionale ed estetico, pur sempre astratto, bensì e al tempo stesso nella sua qualità morale. L’andare insieme di questa duplice istanza nella osservazione del fenomeno “uomo” è matrice comune delle esperienze delle migliori produzioni dell’epoca, siano esse orientate al pensiero di Dio e a una cristologia di cui il destino di ogni singolo individuo e perfino la sua immagine fanno parte (come in Cusano); siano esse il distillato di un confronto con le tradizioni antica e medioevale nell’ottica di una volontà di giudizio sul presente, scevra da sconti e facili ottimismi, ma pur sempre desiderosa di cogliere il nesso virtuoso – la concinnitas – fra le parti e il tutto (Alberti); siano le esperienze di confronto fra culture diverse e il difficile compito di mediare istanze di una devozione tutto sommato ancora tipicamente tardomedioevale con l’avanguardia dei mezzi artistici e scientifici (Dürer).

Elena Filippi
Il perno su cui ruota l’intero volume è la figura di Albrecht Dürer (1471-1528): un artista che non perde occasione per dichiararsi anzitutto un uomo pio e che enfatizza in molti modi la natura etica della sua attività. Grazie alle sue frequentazioni culturali in madrepatria, nonché ai viaggi di formazione in Italia, Dürer “incontra” Vitruvio, ma poi soprattutto Alberti, senza tuttavia sentirsi schiacciare dal peso dell’autorità del modello italiano, con cui istituisce un confronto serrato, ma autonomo. Di qui la sua originalità.
Ma non basta. Qui entra in gioco la mediazione culturale della eredità di Cusano, il cui pensiero nella Norimberga di fine Quattrocento veniva colto come possibile sussidio a un programma pedadogico volto a formare le giovani generazioni. A questa fase partecipa sicuramente anche Dürer – questo studio ne mostra la plausibilità – che può dunque essere a buon diritto inserito fra gli interlocutori della cultura umanstica.
In questa fase mi è stato possibile individuare le tappe e rintracciare documenti che comprovano la filiazione di alcune idee düreriane come esito originale della meditazione sui testi di Cusano.
Particolarmente stimolante per l’epoca fu la sua visione dell’uomo come misura viva. Scrive il grande filosofo e teologo mosellano: “La mente è la misura viva che, misurando le altre cose, coglie la propria capacità”!
Se pure fino ad oggi non è stato possibile definire mediante un documento originale il vivace scambio di idee fra il Cardinale di Cusa e l’Alberti, oramai la critica conviene sui molti possibili “luoghi” d’incontro, siano essi anche soltanto le reciproche amicizie e le comuni letture. I due sono accomunati anche dalla grande fiducia per la prassi, per l’experimentum (lo stesso dicasi per Dürer), anche se poi questo modello conoscitivo della realtà serve loro per scopi differenti. La flessibilità pur nella ricerca imperterrita e ostinata di una “misura ideale” è caratteristica peculiare dell’arte düreriana.
Il suo libro parla di una svolta nella comprensione dell’immagine rispetto all’età antica: possiamo alla luce delle sue riflessioni attualizzarla ai giorni nostri?
È il secondo tema messo a fuoco nel mio studio riguardo lo sviluppo della nozione di individuo che si scopre «viva immagine di Dio» – sono ancora parole di Cusano, e quindi nesso tra finito e infinito: un sentimento che dà vertigine, a ben pensare; quella stessa sensazione di entusiasmo, di furor, che è stata avvertita dagli intellettuali e dai migliori artisti di quell’epoca formidabile. Di qui anche la scoperta del surplus di valore di una immagine, a partire dalla sua forza evocativa.
Un fatto è certo: intorno alla metà del XV secolo maturano, al di qua e al di là delle Alpi, quelle impressionanti indagini sulla visione, sul rapporto fra opera e osservatore, che portano fra l’altro a esiti potenti come l’Autoritratto di Dürer del 1500 (Monaco, Alte Pinakothek), intorno al quale si dipana il mio sforzo nel seguire le tappe significative della evoluzione del genere ritrattistico nella prima età moderna, partendo dal motivo della icona bizantina, fino alla considerazione che l’individuo ha di sé in quanto “alter deus”. Qui trova spazio e contesto il problema della imitazione di Cristo.
C’è un qualche messaggio finale nel suo libro?
Sostanzialmente due: la ricerca, come tale, non si appaga di certezze e punti fermi, benché preziosi alleati. L’ultimo capitolo del libro si intitola: “Una colonna di problemi” e riguarda l’analisi di una xilografia düreriana che ha dato e continua a dare filo da torcere ai suoi interpreti e a ogni lettore del manuale per i giovani artisti in cui si trova inserita. Insieme a un esercizio di metodo, la mia nuova analisi tiene conto della natura “dialogica” di tale opera, con l’Antico, con gli esiti del Rinascimento italiano, con le letture che soddisfano l’estrema curiosità di questo Maestro, ma al contempo l’opera parla di un presente con cui l’uomo Alberto si trova a fare i conti e, con lui, la sua coscienza e la sua fede, scosse da eventi terribili e inquietanti, che mettono a soqquadro norme, certezze e il sogno di un’epoca.
Ritorna poderoso il motivo della scelta, che ciascuno, volta per volta, è chiamato a compiere. L’uomo dell’Umanesimo è un essere perfettibile, che si ispira al modello di Ercole al bivio, sempre in cammino… questo cammino è faticoso, accidentato, ma non va rifiutato.
Anche nel gioco delle didascalie in esergo ai capitoli, il confronto con la nostra attualità e con le sfide che ci attendono è stato volutamente evocato.
Umanesimo: presentazione del volume
Lunedì 13 febbraio 2012 presso la Fondazione Ermitage Italia di Ferrara verrà presentato il volume di della Prof. Elena Filippi “Umanesimo e misura viva. Dürer tra Cusano e Alberti”.
Interverranno il Prof. Dr. Thomas Leinkauf, filosofo, Università di Münster (Germania), il Prof. Dr. Victoria von Flemming, storica dell’arte, Hochschule für Bildende [...]

Lunedì 13 febbraio 2012 presso la Fondazione Ermitage Italia di Ferrara verrà presentato il volume di della Prof. Elena Filippi “Umanesimo e misura viva. Dürer tra Cusano e Alberti”.
Interverranno il Prof. Dr. Thomas Leinkauf, filosofo, Università di Münster (Germania), il Prof. Dr. Victoria von Flemming, storica dell’arte, Hochschule für Bildende Künste Braunschweig (Germania), sarà presente l’Autrice.
Per ulteriori informazioni visitare il sito della Fondazione Ermitage Italia
Abstract del libro
Ciò che ha costituito il comune denominatore della prima età moderna in Europa non fu tanto il richiamo all’Antico, ma una genuina esperienza, peraltro molto sfaccettata, della religiosità nell’ideale riferimento al Cristianesimo delle origini. Al dischiudersi del tempo eroico degli Umanesimi, al di qua e al di là delle Alpi, l’individuo fa propria, insieme all’inebriante progetto di conoscenza del mondo, anche la prospettiva di un percorso di introspezione, che lo porta a ritornare sui nodi fondamentali dell’esistenza. Una delle menti più acute dell’epoca, il teologo e filosofo Nicolò Cusano siglò in modo mirabile la centralità dell’individuo in un mondo in continuo, talora drastico mutamento: mens est viva mensura. L’Autrice, tra i massimi esperti europei della materia, abbraccia lo spirito squisitamente umanistico di Cusano, impostando un dialogo serrato fra le ragioni della scienza e della teologia e quelle dell’espressione artistica, specchio di una società che sta vivendo una vera e propria “rivoluzione copernicana”.
In questo senso, viene analizzato il concetto di imitazione, sia dal punto di vista delle teorie dell’arte, sia seguendo le suggestioni epocali del percorso di vita del cristiano, e cioè il tema della imitatio Christi. Fra i protagonisti del viatico qui proposto sono Leon Battista Alberti, Jan van Eyck, Memling, Leonardo, Lorenzo Lotto e altri. Perno delle vicende culturali evocate nel volume è la straordinaria posizione di Albrecht Dürer nel contesto delle sue frequentazioni degli ambienti umanistici, non soltanto oltremontani, e del suo travagliato percorso di fede, nel rapporto con gli esponenti di spicco della Riforma. Questa monografia s’impone per un approccio originale ai fondamenti teorico-critici della storia dell’arte nella prima età moderna.
Caratteristiche Tecniche
Finiture: cartonato/tela/sovracoperta
Formato: 24×28 cm
Pagine: 240
Numero illustrazioni: 200 a colori
Lingua: italiana
ISBN: 9788877433572
Prezzo: € 45,00
Caravaggio, lo stupore nell’arte
I capolavori di Caravaggio suscitano emozione anche dopo quattrocento anni dalla sua morte. Il fascino che emana dalla figura del pittore, attorno a cui il tempo ha costruito un’immagine tanto controversa quanto seducente, ha certamente contribuito a mantenere viva l’attenzione per i suoi dipinti, dove gli abili giochi di luce [...]

I capolavori di Caravaggio suscitano emozione anche dopo quattrocento anni dalla sua morte. Il fascino che emana dalla figura del pittore, attorno a cui il tempo ha costruito un’immagine tanto controversa quanto seducente, ha certamente contribuito a mantenere viva l’attenzione per i suoi dipinti, dove gli abili giochi di luce si impongono come protagonisti assoluti. Ma è indubbio che la grandezza del Merisi stia proprio nella sua arte e nella sua capacità di rappresentare, in modo speciale attraverso il chiaroscuro, la realtà e nello stesso tempo la perennità delle scene quotidiane e delle storie religiose. Rodolfo Papa, attraverso un attento studio delle tele e una lettura colta dei documenti, delle fonti e delle iconografie, introduce il lettore direttamente nel mondo straordinario di Caravaggio, il cui talento si accompagna sempre a una cultura raffinatissima che lo pone senza eguali dinnanzi ai maestri e ai rivali, agli ammiratori entusiasti e ai nemici accaniti. I fermenti di Roma, Napoli, Malta, della Sicilia, dove Caravaggio si muove fra santi, pontefici, aristocratici e banchieri, fanno da suggestivo contorno alle avventurose vicende del pittore, capace di calarsi totalmente e magistralmente nella quotidianità, per trasfigurarne i valori in una dimensione che – come la sua arte – continua a restare fuori dal tempo.
Testi: Rodolfo Papa
Caratteristiche Tecniche
Finiture: cartonato/tela/sovracoperta/cofanetto
Formato: 27×32,6 cm
Pagine: 336
Numero illustrazioni: 210 a colori
Lingua: italiana
ISBN: 9788877433466
Prezzo: € 140,00
Collane
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