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Finalmente è disponibile in tutte le librerie e sul nostro negozio on line l’attesa monografia di Paolo Veronese  a firma di Alessandra Zamperini.  Un libro con un imponente corredo iconografico (circa 300 immagini a colori riprodotte in grandi dimensioni) che ripercorre, grazie alla maestria dell’autrice, la vicenda artistica del pittore veneto dagli esordi veronesi fino alla sua maturità che lo porterà ad essere protagonista fra i pittori del suo tempo. Il libro anticipa le grandi esposizioni che si terranno a Londra presso la National Gallery e a Verona nel 2014 .

Paolo Veronese, Cristo morto sostenuto da una Vergine e da un angelo.

Paolo Caliari (1528-1588) si forma a Verona, la città dove è nato, in un ambiente vivace, attivo, ma certamente incapace di sfruttare tutte le occasioni che la splendida stagione del Rinascimento è in grado di offrire. Dotato di una sorprendente quanto raffinata capacità pittorica, Paolo decide dunque di trasferirsi a Venezia, dove, attraverso un accorto giro di committenze e protezioni, riuscirà a entrare nei più eletti circuiti artistici della capitale, contendendosi con Tiziano e Tintoretto la palma di migliore artista della città.
Dalla decorazione della Libreria Marciana alle pale per San Francesco della Vigna e altre chiese, dalle pitture per Villa Barbaro a Maser alla magniloquente e sempre suggestiva sequenza delle Cene (di Cana, in casa Levi, ecc.), Paolo riesce a tradurre con pari facilità inventiva sottili fantasie mitologiche, erudite iconografie religiose, felici paesaggi architettonici. All´osservatore (nella posizione che un tempo fu quella dei suoi committenti) viene dunque delegato il compito divertito e affascinato di cogliere le variazioni che il pittore ha inserito nelle scene tradizionali.

Paolo Veronese, Bambina che si affaccia da una porta.

Il risultato è quello di infondere nei dipinti un opulento sentimento della bellezza (umana, divina o naturale che sia) in intimo accordo con quell´immagine olimpica nella quale Venezia e la sua aristocrazia amavano vedersi rispecchiate, in un gioco di realtà e finzione che verrà ripreso –  sincero ed estremo omaggio alle illusioni rinascimentali –  da Giambattista Tiepolo.

 

 

 

 

Caratteristiche Tecniche
Finiture: cofanetto/cartonato con tela/sovracoperta
Formato: 27×32,6 cm
Pagine: 352
Numero illustrazioni: 300 a colori
ISBN: 9788877433916
Prezzo: € 144,00

Dopo il successo della prima edizione che ha visto il libro editato in Francia e Inghilterra anche in Italia “Le Grottesche” ha impiegato poco tempo per diventare un libro ricercatissimo fra appassionati e specialisti. Arsenale Editrice ha così deciso di proporre per settembre una nuova edizione ridotta del libro al prezzo di copertina di € 30,00. Il libro sarà presto disponibile su arsenaleeditore.com.

Caratteristiche Tecniche

Finiture: cartonato/tela/sovracoperta
Formato: 24×28,5 cm
Pagine: 308
Numero illustrazioni: 250 a colori
Lingua: italiana
ISBN: 9788877433886
Prezzo: € 30,00

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Si è appena conclusa la sessione di riprese fotografiche presso la chiesa di San Sebastiano a Venezia effettuata per conto di Arsenale Editrice, da Piero Codato e Massimo Venchierutti di Cameraphoto. Un’occasione per documentare le opere qui ospitate di Paolo Veronese da pochissimo tempo restaurate. Le immagini andranno a corredare il nuovo libro che Arsenale Editrice presenterà il prossimo autunno. Dopo l’apprezzata monografia su Caravaggio, la collana dedicata ai maestri italiani della pittura si arricchisce di un imponente volume su Paolo Veronese firmato da Alessandra Zamperini che presenta la vita e le opere del grande pittore veneto (352 pagine oltre 300 immagini a colori).
Ovviamente in un volume di questo genere non potevano mancare le opere di Veronese conservate presso la chiesa di San Sebastiano a Venezia. Grazie alla concessione della  Curia Patriarcale di Venezia è stato possibile documentare molti dei suoi lavori eseguiti nella città lagunare. Nelle immagini si possono vedere le strutture predisposte dal fotografo che dimostrano la spettacolarità delle riprese ma anche le difficoltà che vanno affrontate per scattare delle fotografie d’arte (un genere fotografico spesso sottovalutato in favore di stili più creativi). Un lavoro di perizia tecnica e precisione che sarà possibile poi godere a pieno nelle pagine del libro.

A seguire riportiamo una chiacchierata che abbiamo fatto con Piero Codato,  Massimo Venchierutti e con Giorgio Santuzzo a riguardo di questo progetto e del fare editoria d’arte in generale.

Voi siete una firma storica della foto d’arte a Venezia, innanzitutto una doverosa domanda su come stanno andando le cose nell’editoria d’arte e su quali prospettive vedete per questo settore che può attingere ad un patrimonio unico ma cronicamente  in difficoltà.
Il campo della fotografia d’arte e di architettura è sempre stato un settore “di nicchia” nell’ambito della fotografia editoriale, coltivato da pochi specialisti e destinato a quelle case editrici che, per tradizioni editoriali e/o per amore di questo mestiere, hanno investito non poche risorse nella divulgazione dell’arte visiva. Per forza di cose, l’opinione comune su questo particolare fotografo si è radicata tra una visione popolare dell’artigiano che documenta meccanicamente l’opera d’arte ed una visione snobistica del professionista sempre a contatto con la cultura “alta” che diviene a sua volta creatore di immagini evocative dell’arte stessa. In realtà, ciò che accomuna tutti noi che operiamo in questo campo è la passione per l’arte unita alla tenacia e ostinazione nella ricerca tecnica e tecnologica di rappresentarla nel modo più fedele possibile.
Negli ultimi anni questo settore editoriale ha subito una trasformazione sia dal punto di vista tecnico che da quello economico, cioè di mercato. Ciò è dovuto fondamentalmente a due fattori: da una parte la crisi economico-finanziaria si è abbattuta in modo diretto, togliendo risorse e finanziamenti, e in modo indiretto, venendo a mancare la domanda di questi prodotti sia dal settore privato che pubblico; d’altra parte, l’avvento della fotografia digitale ha portato ad un fenomeno di massificazione distributiva e di omologazione qualitativa, abbassando gli standard delle immagini esistenti nel mercato.
È indubbio che le nuove tecnologie digitali abbiano permesso a noi fotografi di produrre immagini con minor dispendio di energie e risorse in fase di ripresa. È però altrettanto vero che il nuovo flusso di lavoro ha spostato la parte più delicata e complessa nella fase di post-produzione della foto, in cui la ripresa del soggetto artistico viene elaborata al fine di aderire il più possibile alla realtà e allo spirito dell’opera. Prima dell’avvento dei dorsi digitali si sviluppavano le diapositive attraverso reagenti chimici facendo attenzione a mantenere la trasparenza il più fedele possibile ai criteri di ripresa. Oggi si effettuano le riprese seguendo le esigenze tecniche di post-produzione. In due parole il fotografo per rimanere tale ha dovuto e deve specializzarsi nelle tecniche più raffinate dell’elaborazione e del ritocco digitale delle immagini.
Paradossalmente, quindi, è più semplice produrre immagini di qualità bassa e medio-bassa, con una fase di ripresa non attenta alle necessità della post-produzione e con una fase di elaborazione frettolosa e a volte maldestra, ma è di gran lunga più complesso realizzare immagini di alta qualità sia tecnica che estetica. Tutto questo ha portato in questi tempi ad un’invasione nel mercato di fotografie d’arte di dubbia qualità, con un oggettivo abbassamento del valore sia tecnico che economico.
Come si può vedere, quindi, ci troviamo in una fase molto delicata dello sviluppo di questo settore. L’oggettiva difficoltà del mercato ha portato non poche realtà esistenti nel campo della fotografia e dell’editoria d’arte alla drastica riduzione, in termini anche qualitativi, della produzione se non addirittura all’abbandono dell’attività. Noi di Cameraphoto Arte siamo convinti che per superare tutto questo si debba investire in ciò che di più genuino è rimasto del nostro lavoro, vale a dire nell’amore per quello che facciamo e per ciò che esso rappresenta nella divulgazione di una parte così importante della nostra storia: l’arte.
Tutti gli operatori del settore, in altri termini case editrici, autori e curatori, fotografi, enti pubblici e privati proprietari di beni artistici ed architettonici, devono trovare il giusto grado di sinergia per continuare a produrre opere divulgative di pregio in tutti i sensi, investendo ciascuno con i propri mezzi, competenze e capacità, senza lasciarsi influenzare da accattivanti scorciatoie tecniche o da facili prospettive di guadagno personale, che troppo spesso sono state causa di involuzioni. E’ questa la sfida a cui ci troviamo di fronte nei prossimi anni e da come l’affronteremo dipenderà il futuro di un lavoro, anzi di un vero mestiere, così gratificante e prezioso.

Parliamo del progetto di Veronese, una campagna che ha documentato novità che saranno anteprime assoluta nel libro, come le opere di San Sebastiano che saranno pubblicate dopo il recente restauro. Potete raccontarci qualcosa?
Le opere di Veronese nella Chiesa di San Sebastiano, in particolare le tre grandi tele del soffitto, sono indubbiamente molto cambiate dopo il recente restauro. È stato evidentemente un intervento condotto in modo magistrale che ha restituito ai dipinti di Paolo Caliari tutto lo splendore e la ricchezza cromatica che gli sono caratteristici, e che si erano alquanto offuscati nel corso dei decenni.
Riprodurre in loco opere così importanti in modo impeccabile e fedele è l’obiettivo  del professionista che si occupa di fotografia d’arte al giorno d’oggi. Il passaggio alla fotografia digitale, che ormai si è compiuto definitivamente, ha senza dubbio condotto, a nostro avviso, ad una maggiore qualità generale dell’immagine grazie al controllo preciso di tutte le varie fasi della ripresa. Possiamo  dire che non c’è più tutta quella instabilità dovuta ai vari processi chimici che portavano allo sviluppo del trasparente finale e che i dorsi digitali medio formato attuali hanno di gran lunga superato la capacità risolutiva delle pellicole anche nei formati di ripresa più grandi come il 13×18 cm.
Tutta questa nuova tecnologia digitale, unita a specifiche attrezzature professionali di ripresa e illuminazione, e accompagnata alla più che ventennale esperienza sul campo fa sì che qualsiasi situazione di ripresa, anche la più complessa, possa essere tenuta sotto controllo e portare a risultati ineccepibili. Che sono poi la soddisfazione dell’editore o comunque del committente.
Ecco quindi, nello specifico, qual è stato lo schema operativo adottato in San Sebastiano: la fotocamera Hasselblad H3D II è posta su treppiede Gitzo, per riprese fino a 3 m. da terra, o sullo speciale stativo Matthews in acciaio, stabilizzato con tiranti, per elevare la macchina fino a quasi 8 m. da terra. L’apparecchio viene controllato nelle sue funzioni, tramite un cavo FireWire, da un portatile Mac, attraverso il software Phocus prodotto dalla stessa Hasselblad. L’illuminazione è assicurata da un potente flash Bowens, con ombrello, a sua volta montato su stativi Manfrotto Giant elevabili fino a 7 m.
Una volta eseguita l’inquadratura e posizionato opportunamente il flash, si procede ad acquisizioni multiple secondo criteri tecnici valutati di volta in volta, lasciando poi alla fase di post produzione il mixaggio e il bilanciamento delle varie esposizioni.

Chiese di Venezia, un libro classico per Arsenale Editrice che suscita sempre interesse fra i lettori soprattutto all’estero. Abbiamo parlato con Alessandra Boccato, autrice del libro, esperta di arte veneziana che ha curato l’intero apparato iconografico del libro dove vengono presentati  i più importanti edifici di culto della città lagunare con un corredo iconografico composto da più di 300 immagini di grande qualità.

La lettura del suo libro disvela una lettura alternativa a Venezia che ci mostra come la maestosità dell’architettura religiosa sia una sorta di scrigno per i capolavori d’arte in essi contenuti. La conoscenza della città lagunare diventa così un percorso per scoprire capolavori talvolta nascosti. Insomma un modo diverso che va oltre le usuali suggestioni veneziane.
Quando si parla di Venezia, sembra che tutto sia già stato detto, ma un visitatore attento ha il piacere di essere condotto anche in luoghi meno ovvi e noti, in cui lasciarsi trasportare dallo stupore che le tante opere disvelano. Nell’affrontare questo viaggio attraverso l’architettura sacra – le cui vicende spesso coincidono con la vita politica della Serenissima – mi sono proposta di rendere l’esposizione agile e accattivante, fornendo al lettore una serie di approfondimenti, di curiosità, di input atti a contestualizzare il percorso svolto. Ciò è anche frutto della mia formazione di insegnante che mi ha indotta a riflettere, durante la stesura dei testi,  sulle possibili domande che il lettore, non necessariamente di settore, avrebbe potuto formulare. A completamento dell’opera ho ritenuto fosse opportuno e fortemente significativo analizzare il ruolo delle Scuole Grandi e Piccole che, come afferma Annalisa Perissa Torrini nell’introduzione, «mira a sottolineare il legame vitale e attivo dell’istituzione religiosa in quanto tale con la società espressa  dalle numerose confraternite di arti e mestieri».

Dal suo libro si apprende che grandissimi artisti hanno lavorato a Venezia, può raccontarci se ha qualche preferenza fra tutti questi grandi maestri.

Alessandra Boccato

La Serenissima ha accolto in ogni epoca artisti da tutto il mondo e in uno scambio di linfe sono nati veri capolavori che fanno vibrare l’anima anche solo attraverso una riproduzione fotografica. Difficile è quindi esprimere una preferenza, di certo ho scelto un unico percorso tematico riguardante le Ultime cene di Tintoretto.  È decisamente affascinante osservare come il grande maestro veneziano abbia svolto lo stesso tema in maniera sempre nuova, escogitando ogni volta spunti e soluzioni che meglio permettessero di immedesimare lo spettatore nell’evento.

La grandiosità degli edifici religiosi a Venezia è tale che lascia praticamente attoniti ma spesso si dimentica di parlare della devozione dei veneziani. Può raccontarci qualcosa a questo proposito?
Effettivamente la città è affollata di chiese e la vita sociale era permeata di religiosità. Venezia mantenne con determinazione la propria indipendenza dalla Chiesa e, al di là dei tanti contrasti con il Papato, questa autonomia le permise di raggiungere un insolito grado di tolleranza religiosa e di apertura al libero pensiero, tanto che per secoli fu chiamata a mediare tra le potenze cristiane e musulmane. La liturgia pubblica riproponeva alla collettività la continuità della città-Stato attraverso le proprie tradizioni: processioni, caccia ai tori, volo della colombina, festa del Redentore e della Salute, sposalizio del mare, giovedì grasso… E l’esperienza condivisa rafforzava la solidarietà sociale. Ne giovarono i commerci e le relazioni diplomatiche: Greci, Arabi, mercanti di ogni nazionalità e religione erano i benvenuti e gli Ebrei, riuniti dal 1516 nel primo ghetto della storia, vivevano in condizioni migliori che altrove.

 

Chiese di Venezia

Finiture: cartonato/tela/sovracoperta/cofanetto
Formato: 27×32,6 cm
Pagine: 288
Numero illustrazioni: 300 a colori
Lingua: italiana
ISBN: 9788877433541
Prezzo: € 68,00