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Presentiamo una piccola rassegna fotografica degli incontri che si sono tenuti sabato scorso a Venezia presso alcune libreria cittadine in occasione di Art Night Venezia 2013. Una fitta serie di incontri nella cornice della città lagunare in cui è stato possibile visitare i musei cttadini e partecipare a tante altre iniziative come ascoltare dal vivo alcuni degli autori delle pubblicazioni di Arsenale Editrice.

Attilia Dorigato, "L'arte del vetro a Murano"

Francesco Monicelli, "Ville venete"

Alessandra Boccato e Alessandra Zamperini, "Chiese di Venezia"

Gianfranco Toso, "Il vetro di Murano"

Sally Spector, "Venice & Food"

 

In occasione di Art Night Venezia il prossimo 22 giugno sarà possibile incontrare alcuni degli autori di Arsenale Editrice e ascoltarli mentre parlano dei loro lavori editoriali.
Nel giorno più lungo dell’anno, a Venezia fra le numerose iniziative interamente dedicate alla cultura, sarà presente anche Arsenale Editrice con i suoi libri e i suoi autori.
Un’occasione unica per trascorrere una serata diversa a Venezia approfondendo temi di carattere veneziano con dei veri e propri esperti d’arte.

 

Libreria Giunti
Rio Terà della Maddalena 2001/2/3

Attilia Dorigato
presenta
L’arte del vetro a Murano
ore 19.00

 

Francesco Monicelli
presenta
Ville Venete
ore 19.30

 

 

Libreria Giunti
Calle San Aponal 1228

Alessandra Boccato
presenta
Chiese di Venezia
ore 21.00

 


Gianfranco Toso
presenta
Il vetro di Murano
ore 21.30

 


Sally Spector
presenta
Venice and Food
ore 22.00

 

 

Si è appena conclusa la sessione di riprese fotografiche presso la chiesa di San Sebastiano a Venezia effettuata per conto di Arsenale Editrice, da Piero Codato e Massimo Venchierutti di Cameraphoto. Un’occasione per documentare le opere qui ospitate di Paolo Veronese da pochissimo tempo restaurate. Le immagini andranno a corredare il nuovo libro che Arsenale Editrice presenterà il prossimo autunno. Dopo l’apprezzata monografia su Caravaggio, la collana dedicata ai maestri italiani della pittura si arricchisce di un imponente volume su Paolo Veronese firmato da Alessandra Zamperini che presenta la vita e le opere del grande pittore veneto (352 pagine oltre 300 immagini a colori).
Ovviamente in un volume di questo genere non potevano mancare le opere di Veronese conservate presso la chiesa di San Sebastiano a Venezia. Grazie alla concessione della  Curia Patriarcale di Venezia è stato possibile documentare molti dei suoi lavori eseguiti nella città lagunare. Nelle immagini si possono vedere le strutture predisposte dal fotografo che dimostrano la spettacolarità delle riprese ma anche le difficoltà che vanno affrontate per scattare delle fotografie d’arte (un genere fotografico spesso sottovalutato in favore di stili più creativi). Un lavoro di perizia tecnica e precisione che sarà possibile poi godere a pieno nelle pagine del libro.

A seguire riportiamo una chiacchierata che abbiamo fatto con Piero Codato,  Massimo Venchierutti e con Giorgio Santuzzo a riguardo di questo progetto e del fare editoria d’arte in generale.

Voi siete una firma storica della foto d’arte a Venezia, innanzitutto una doverosa domanda su come stanno andando le cose nell’editoria d’arte e su quali prospettive vedete per questo settore che può attingere ad un patrimonio unico ma cronicamente  in difficoltà.
Il campo della fotografia d’arte e di architettura è sempre stato un settore “di nicchia” nell’ambito della fotografia editoriale, coltivato da pochi specialisti e destinato a quelle case editrici che, per tradizioni editoriali e/o per amore di questo mestiere, hanno investito non poche risorse nella divulgazione dell’arte visiva. Per forza di cose, l’opinione comune su questo particolare fotografo si è radicata tra una visione popolare dell’artigiano che documenta meccanicamente l’opera d’arte ed una visione snobistica del professionista sempre a contatto con la cultura “alta” che diviene a sua volta creatore di immagini evocative dell’arte stessa. In realtà, ciò che accomuna tutti noi che operiamo in questo campo è la passione per l’arte unita alla tenacia e ostinazione nella ricerca tecnica e tecnologica di rappresentarla nel modo più fedele possibile.
Negli ultimi anni questo settore editoriale ha subito una trasformazione sia dal punto di vista tecnico che da quello economico, cioè di mercato. Ciò è dovuto fondamentalmente a due fattori: da una parte la crisi economico-finanziaria si è abbattuta in modo diretto, togliendo risorse e finanziamenti, e in modo indiretto, venendo a mancare la domanda di questi prodotti sia dal settore privato che pubblico; d’altra parte, l’avvento della fotografia digitale ha portato ad un fenomeno di massificazione distributiva e di omologazione qualitativa, abbassando gli standard delle immagini esistenti nel mercato.
È indubbio che le nuove tecnologie digitali abbiano permesso a noi fotografi di produrre immagini con minor dispendio di energie e risorse in fase di ripresa. È però altrettanto vero che il nuovo flusso di lavoro ha spostato la parte più delicata e complessa nella fase di post-produzione della foto, in cui la ripresa del soggetto artistico viene elaborata al fine di aderire il più possibile alla realtà e allo spirito dell’opera. Prima dell’avvento dei dorsi digitali si sviluppavano le diapositive attraverso reagenti chimici facendo attenzione a mantenere la trasparenza il più fedele possibile ai criteri di ripresa. Oggi si effettuano le riprese seguendo le esigenze tecniche di post-produzione. In due parole il fotografo per rimanere tale ha dovuto e deve specializzarsi nelle tecniche più raffinate dell’elaborazione e del ritocco digitale delle immagini.
Paradossalmente, quindi, è più semplice produrre immagini di qualità bassa e medio-bassa, con una fase di ripresa non attenta alle necessità della post-produzione e con una fase di elaborazione frettolosa e a volte maldestra, ma è di gran lunga più complesso realizzare immagini di alta qualità sia tecnica che estetica. Tutto questo ha portato in questi tempi ad un’invasione nel mercato di fotografie d’arte di dubbia qualità, con un oggettivo abbassamento del valore sia tecnico che economico.
Come si può vedere, quindi, ci troviamo in una fase molto delicata dello sviluppo di questo settore. L’oggettiva difficoltà del mercato ha portato non poche realtà esistenti nel campo della fotografia e dell’editoria d’arte alla drastica riduzione, in termini anche qualitativi, della produzione se non addirittura all’abbandono dell’attività. Noi di Cameraphoto Arte siamo convinti che per superare tutto questo si debba investire in ciò che di più genuino è rimasto del nostro lavoro, vale a dire nell’amore per quello che facciamo e per ciò che esso rappresenta nella divulgazione di una parte così importante della nostra storia: l’arte.
Tutti gli operatori del settore, in altri termini case editrici, autori e curatori, fotografi, enti pubblici e privati proprietari di beni artistici ed architettonici, devono trovare il giusto grado di sinergia per continuare a produrre opere divulgative di pregio in tutti i sensi, investendo ciascuno con i propri mezzi, competenze e capacità, senza lasciarsi influenzare da accattivanti scorciatoie tecniche o da facili prospettive di guadagno personale, che troppo spesso sono state causa di involuzioni. E’ questa la sfida a cui ci troviamo di fronte nei prossimi anni e da come l’affronteremo dipenderà il futuro di un lavoro, anzi di un vero mestiere, così gratificante e prezioso.

Parliamo del progetto di Veronese, una campagna che ha documentato novità che saranno anteprime assoluta nel libro, come le opere di San Sebastiano che saranno pubblicate dopo il recente restauro. Potete raccontarci qualcosa?
Le opere di Veronese nella Chiesa di San Sebastiano, in particolare le tre grandi tele del soffitto, sono indubbiamente molto cambiate dopo il recente restauro. È stato evidentemente un intervento condotto in modo magistrale che ha restituito ai dipinti di Paolo Caliari tutto lo splendore e la ricchezza cromatica che gli sono caratteristici, e che si erano alquanto offuscati nel corso dei decenni.
Riprodurre in loco opere così importanti in modo impeccabile e fedele è l’obiettivo  del professionista che si occupa di fotografia d’arte al giorno d’oggi. Il passaggio alla fotografia digitale, che ormai si è compiuto definitivamente, ha senza dubbio condotto, a nostro avviso, ad una maggiore qualità generale dell’immagine grazie al controllo preciso di tutte le varie fasi della ripresa. Possiamo  dire che non c’è più tutta quella instabilità dovuta ai vari processi chimici che portavano allo sviluppo del trasparente finale e che i dorsi digitali medio formato attuali hanno di gran lunga superato la capacità risolutiva delle pellicole anche nei formati di ripresa più grandi come il 13×18 cm.
Tutta questa nuova tecnologia digitale, unita a specifiche attrezzature professionali di ripresa e illuminazione, e accompagnata alla più che ventennale esperienza sul campo fa sì che qualsiasi situazione di ripresa, anche la più complessa, possa essere tenuta sotto controllo e portare a risultati ineccepibili. Che sono poi la soddisfazione dell’editore o comunque del committente.
Ecco quindi, nello specifico, qual è stato lo schema operativo adottato in San Sebastiano: la fotocamera Hasselblad H3D II è posta su treppiede Gitzo, per riprese fino a 3 m. da terra, o sullo speciale stativo Matthews in acciaio, stabilizzato con tiranti, per elevare la macchina fino a quasi 8 m. da terra. L’apparecchio viene controllato nelle sue funzioni, tramite un cavo FireWire, da un portatile Mac, attraverso il software Phocus prodotto dalla stessa Hasselblad. L’illuminazione è assicurata da un potente flash Bowens, con ombrello, a sua volta montato su stativi Manfrotto Giant elevabili fino a 7 m.
Una volta eseguita l’inquadratura e posizionato opportunamente il flash, si procede ad acquisizioni multiple secondo criteri tecnici valutati di volta in volta, lasciando poi alla fase di post produzione il mixaggio e il bilanciamento delle varie esposizioni.

Venerdi 1 febbraio 2013 alle ore 17 presso la Libreria del Centro di Padova (c.so Garibaldi 21, tel. 049-8761088) si terrà un incontro di presentazione della nuova edizione del libro di Francesco Monicelli Ville Venete. Civiltà di Villa nel Dominio di terraferma. All’incontro parteciperà anche Cesare Gerolimetto che ha realizzato tutte le splendide immagini del volume. Un’occasione per poter confrontarsi con gli autori di questo volume e per apprezzare dal vivo la bellezza della nuova edizione.

 

È da qualche settimana disponibile in tutte le librerie italiane e sul sito arsenaleditore.com la novità editoriale di Arsenale Editrice per il dicembre 2012: Ercolano, colori da una città sepolta. Un imponente volume di ben 352 pagine a firma di Maria Paola Guidobaldi e Domenico Esposito, illustrato da ben oltre 300 immagini realizzate appositamente per il libro da Luciano Pedicini. Per l’occasione il dott. Ivan Varriale, che ha seguito la cura redazionale dell’opera, ha posto qualche domanda agli autori per consentire di inquadrare meglio le tematiche presentate nel volume.

Dott.ssa Guidobaldi, il volume mostra l’antica Ercolano sotto una nuova luce, poiché racchiude circa dieci anni di intensa attività di ricerca e conservazione svolta dalla Soprintendenza nell’ambito di una vasta cooperazione internazionale. Ci può brevemente riassumere le eccezionali novità emerse negli ultimi anni e presentate in questo libro?

Basilica Noniana, testa femminile.

Le novità archeologiche di maggiore rilievo riguardano certamente l’area cosiddetta degli Scavi Nuovi, ove gli interventi di scavo e di sistemazione generale eseguiti dalla Soprintendenza hanno chiarito l’articolazione urbanistica di una porzione della città antica poco nota e quella architettonica e decorativa sia del grande complesso residenziale dell’Insula I, ove è stato anche scoperto un nuovo rilievo di marmo con una problematica e intrigante scena dionisiaca, sia della Villa dei Papiri. Quest’ultima, oltre alla sontuosa sala del piano inferiore, coperta da un soffitto voltato rivestito di stucchi, ha restituito, nel padiglione sul mare, eccezionali resti di pregiatissimi mobili rivestiti da bassorilievi figurati lavorati nell’avorio.
Molte e di grande significato sono anche le tante novità scaturite dai saggi stratigrafici che vengono eseguiti nell’ambito dell’Herculaneum Conservation Project, originati il più delle volte da particolari esigenze funzionali all’esecuzione di opere di conservazione. Fra queste, le più spettacolari sono senza dubbio rappresentate dalla testa marmorea della Basilica Noniana, con sorprendenti tracce dell’antica policromia, e dal monumentale crollo del tetto del salone dei marmi della Casa del Rilievo di Telefo, che con la pressoché perfetta conservazione di molteplici elementi costitutivi e di incastro offre un’occasione unica di ricomposizione di un tetto antico oltre che di studio della carpenteria romana.

Dott. Esposito lei si occupa di pittura romana ormai molti anni e nel volume ha tracciato lo sviluppo delle decorazioni parietali a Ercolano. Può spiegare brevemente ai nostri lettori quali sono le caratteristiche peculiari della pittura ercolanese e quale posto essa occupa nel quadro più ampio della pittura romana?
Le antiche cittadine dell’area vesuviana, Pompei ed Ercolano, sono un archivio senza pari sulla pittura parietale antica, laddove il patrimonio pittorico di Roma è andato quasi completamente perduto. Gli affreschi di Ercolano, in particolare, sono importanti per molteplici aspetti. Innanzitutto i primi affreschi rinvenuti nell’area vesuviana, nel 1738, provengono appunto da Ercolano. Essi dunque hanno profondamente influenzato il gusto per l’antico nel XVIII secolo ed hanno ispirato profondamente artisti e artigiani che lavoravano per la corte del regno di Napoli, per decorare i palazzi e le ville del tempo, con una serie di soggetti ispirati appunto alle antichità ercolanesi. Il quadro con Teseo liberatore dall’Augusteum, per esempio, è divenuto una vera e propria icona ed è stato riprodotto innumerevoli volte su gli oggetti più disparati.
Il secondo motivo riguarda, invece, la conoscenza della storia e dell’evoluzione della pittura romana in ambito vesuviano. A Ercolano, infatti, si conservano molte pitture che si collocano nelle fasi intermedie dei cosiddetti ‘quattro stili pompeiani’. Ciò consente di cogliere, molto meglio che a Pompei, la fluidità dello sviluppo della pittura murale antica, soprattutto nelle fasi di passaggio tra terzo e quarto stile.

Teseo lberatore

Un’altra caratteristica peculiare della pittura ercolanese consiste nell’adozione di schemi decorativi estremamente raffinati, basati principalmente su colori molto delicati, come l’azzurro, il celeste, il carminio, e su sapienti giochi di prospettiva che consentono di fondere le architetture delle case e delle ville della città con il bellissimo paesaggio circostante. Questi elementi trovano la loro ragion d’essere nella maggiore ricchezza della cittadina posta ai piedi del Vesuvio, rispetto a Pompei.
Ercolano, dunque, è un prezioso tassello, per la conoscenza delle dinamiche della produzione della pittura romana e per l’evoluzione del gusto antico.

 

Caratteristiche Tecniche
Finiture: cartonato/tela/sovracoperta/cofanetto
Formato: 27×32,6 cm
Pagine: 352
Numero illustrazioni: 300 a colori
ISBN: 978-88-7743-370-1
Prezzo: € 144,00